31 Ottobre 2020

Diffendiamo Gesù Eucaristia

  Dopo aver pregato, il Salvatore insegnò. Le parole uscivano dalla Sua bocca come la luce irraggiante dal fuoco COMUNIONE SULLA MANO? ANCHE I MISTICI DICONO NO. “Una grande istituzione” ” (Maria Simma, Le anime del Purgatorio mi hanno detto…, pp. 150-151, Editrice Dielle, Messina 1975)    leggi

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Giovanni Paolo II: “Non posso essere a favore della Comunione nella mano e non posso raccomandarla. Il sacerdote ha una responsabilità primordiale come ‘servo della Santa Eucaristia e di tutte le Forme Sante’, primordiale perché è completa. Toccare le Creazioni Sante è un privilegio degli ordinati” (Dominicae Cenae II) “La comunione nella mano è stata introdotta dalla gerarchia modernista senza l’autorizzazione della Santa Sede (Cardinal Suenens in Olanda ecc.). Paolo VI si oppose tenacemente, ma decise di concedere un indulto soltanto dove la pratica era già radicata per evitare una disobbedienza generalizzata.”

 

¡No más ministros extraordinarios de la eucaristía, ni más comuniones en la mano!
Monsignor Juan Rodolfo Laise, Vescovo argentino afferma: “Conosco la storia della comunione nella mano, fu reintrodotta clandestinamente, diffusa sulla base di equivoci, e confermata attraverso l’incrollabile disobbedienza… (al Santo Padre), imponendo con oltre ventisette anni ad uso che il Papa non ha voluto autorizzare perché lo considerava pericoloso per il bene della Chiesa, fino a quando non riuscirono finalmente a diffonderla in quasi tutto il mondo.”
¡No más ministros extraordinarios de la eucaristía, ni más comuniones en la mano!   Gesù a Catalina Rivas, (veggente stigmatizzata). Nihil obstat di Msgr. R. Fernandez, Arcivescovo boliviano: “Non sono né 10 né 20 i carnefici che colpiscono il Mio Corpo, sono moltissime le mani che feriscono il Mio Corpo col riceve la Comunione nella mano, – operare sacrilego di Satana.”

Gesù Cristo a Caterina Rivas sulla Comunione sulla Lingua:
  1. “A quelli che NON ricevono nella loro MANO Il mio proprio Corpo, Sangue, Anima e Divinità, prometto di riempirli delle Mie Benedizioni nelle loro mani, cuore, anima e in tutto il loro essere.
  2. Prometto ad essi molte più grazie nella vita terrena, e le conseguenti più grandi garanzie di salvezza e di aumento della Gloria essenziale e accidentale, per tutta il loro vivere eterno con Me in Cielo.
  3. Mi sentiranno molto nella Comunione in tutto il loro essere e con tale pienezza, che gli tolgo il desiderio naturale di toccarmi. Questi faranno sempre un bene molto più grande alle anime; mentre, coloro che insistono a prendermi, nella loro mano, resteranno induriti in molte cose riguardano la Mia Volontà, e oscurati sul Mio Proprio gusto, sulla Mia Propria Predicazione e sul Mio Proprio Magistero.”
¡No más ministros extraordinarios de la eucaristía, ni más comuniones en la mano!
Gesù a Giuliana Crescio, dicembre 1989: “Non voglio essere preso nelle vostre mani. Non voglio essere preso nelle vostre mani! Io, il Pane Vivo, il Sangue Vivo, quel Sangue versato per voi, Io sono il pane, ma per la vostra anima. Ho dato il pane agli apostoli, voi non siete sacerdoti, non potete toccarmi!”
¡No más ministros extraordinarios de la eucaristía, ni más comuniones en la mano!
Alcune anime del Purgatorio dicono a Maria Simma (veggente delle anime) che il peccato per il quale devono soffrire di più è quello di aver ricevuto la Comunione nella mano. Maria spiega: in condizioni normali, soltanto le mani consacrate dei sacerdoti possono distribuire la Comunione. Tranne in “circostanze straordinarie”. “Straordinario” non si riferisce alla differenza tra i fedeli che devono aspettare due minuti invece di dieci per ricevere la Comunione (oggi i laici o sacerdoti hanno fretta per tutto). Un giorno una donna che ripartiva la Comunione esortò altre donne a operare allo stesso modo, morì. Prima del funerale, la bara era aperta alla famiglia e agli amici. Poi si chiuse. Ma un parente stretto arrivò tardi e chiese al sacerdote di aprirla in modo che potesse dire addio alla defunta. Il sacerdote sollevò il coperchio e guardò dentro. Molti videro che le mani della donna erano diventate nere. Questo segno, per me, come per il resto, è stata la conferma di Dio che le mani non consacrate non possono distribuire Gesù durante la Comunione”.

Maria Simma liberò 40 o 50 sacerdoti e vescovi dal Purgatorio, la maggior parte per promuovere la Comunione nella mano o altre irriverenze. Ella chiama la Comunione nella mano “l’opera del diavolo”. Molti sono, per mancanza di obbedienza al Santo Padre, per mancanza di amore per la Santa Messa, per mancanza di amore alla preghiera e per il digiuno, per non aver letto il breviario, e ripeto, per la Comunione nella mano…” Le anime del Purgatorio mi hanno detto che nessun Papa fino ad oggi ha appoggiato la Comunione nella mano, un rito che è stato fomentato da un gruppo di cardinali e vescovi. Tutti i Papi sapevano molto bene che la Comunione nella mano era contro la venerazione del più Sacro delle cose Sacre”. […] Conosco una brava donna che dubitava di questo e chiedeva semplicemente a Gesù stesso di mandarle un chiaro segnale in modo che potesse esserne convinta. Gesù lo fece! La volta successiva che ella fu a ricevere la Comunione, il sacerdote mise l’Eucaristia nel palmo della sua mano. Non appena la mise lì, l’Ostia si alzò dalla sua mano, salì e scomparve in aria. Questo piccolo miracolo è stato testimoniato anche da diversi testimoni…”
¡No más ministros extraordinarios de la eucaristía, ni más comuniones en la mano!
1976 (Incorrupta) Quando questa ragazza di 16 anni di una pia famiglia tedesca fu improvvisamente afflitta da una possessione demoniaca, il demonio (durante un esorcismo ordinato dal vescovo locale) fu costretto a dire: “La cosa (l’Ostia Consacrata) non si deve collocarla nelle mani. I sacerdoti devono avere coraggio. I laici non devono distribuirla. Durante la distribuzione di questa cosa (la Santa Comunione) si devono inginocchiare. Con il comando di quella (indicando una statua della Vergine che era vicina) la Comunione nella mano deve essere abolita perché è opera mia. Il vescovo deve proibire la Comunione nella mano, se può farlo.”
_ _ _ Dal libro del 2008 “Dammi da Bere” Gesù dice: “Tutto è abilitato per la dissacrazione e il sacrilegio, e ai Miei ministri ciò non importa, essi vivono a loro agio così. I laici danno la Comunione e arriverà un giorno in cui anche Santo Sacrificio della Croce lo degraderanno di una tale forma che m’impedirà di scendere nell’Ostia.”
_ _ _ Si può citare quanto ciò che segue da un Piano Massonico del 1925: “Come si può riuscire a far sì che i fedeli non credano più nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia? In […] in primo luogo dobbiamo far ricevere la Comunione alla gente ovunque la riceva in piedi e poi collocare l’Ostia nelle loro mani. Preparati in questo modo giungeranno a vedere l’Ostia come simbolo di convivenza fraterna”. Indirettamente, la Comunione nella mano ha contribuito anche a far sì che i Tabernacoli non si trovarono più al centro delle chiese, ma in una zona laterale o in un altro locale. Ciò non ha fatto sì che non ci siano inginocchiatoi in molti templi in Occidente.
_ _ _ Con la pratica della Comunione nella mano è certa la profanazione del Santissimo Sacramento. La norma della Chiesa Cattolica rimane quella di comunicarsi in bocca. L’unico modo che aggrada a Dio è quello di ricevere la Comunione è in ginocchio e in bocca, o in piedi, ma sempre con la bocca e soltanto dalle mani di un Sacerdote. San Francesco d’Assisi: “Soltanto loro (i sacerdoti) devono amministrarla, e nessun altro.”
_ _ _ Quando sentite l’argomento “La Chiesa l’ha permesso”, ricordate che voi siete la Chiesa e non le burocrazie, quelle disobbedienti e traditrici che si incontrano in qualche luogo lontano e inaccessibile. La Chiesa non l’ha permesso, ma lo ha soltanto tollerato.
_ _ _ San Brigida di Svezia, 1373: “Guarda, figlia Mia, ho lasciato ai Miei sacerdoti cinque doni… e il quinto, il privilegio di toccare la Mia Carne Sacratissima con le loro mani.”
_ _ _ Il Cardinale martire e santo John Fisher 1535: “I tempi della fioritura o del collasso nella storia della Chiesa sono sempre stati associati al maneggio della Santa Eucaristia.”

 

    FONTE     http://www.jesusmariasite.org/it/ 

 


COMUNIONE SULLA MANO? ANCHE I MISTICI DICONO NO.

 “Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo. Il sacerdote ministeriale, con la potestà sacra di cui è investito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all’offerta dell’Eucaristia , ed esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l’abnegazione e la carità operosa.” (LUMEN GENTIUM )

Coloro che appoggiano la comunione nella mano nel nome del Concilio Vaticano II, introducono abusi nella liturgia e dottrine moderniste.

Il Concilio Ecumenico approvato dalla Santa Sede, rende chiaro che tra i laici e sacerdoti esiste una gran linea di demarcazione e una dignità più alta con una chiamata speciale del Signore.

Le Opinioni dei Santi, Padri e Dottori della Chiesa

San Sisto I ( a.115): I Santi Misteri non devono essere manipolati da altri che non sono consacrati al Signore.” (Liber Pontificalis)

Tertulliano (160-220): “Vigiliamo scrupolosamente che qualcosa dei calici o del pane possa cadere a terra.” (Da Corona, 3 PL 2, 99)

San Ippolito (170-235): “Stia attento ciascuno…che qualche frammento non abbia cadere e perdersi, perché è il corpo di Cristo che deve essere mangiato dai fedeli e non si deve disprezzare.” (Trad. Ap. 32.)

Origine (185-254): “Voi che siete soliti prendere parte ai divini misteri quando ricevete il corpo del Signore lo conservate con ogni cautela e ogni venerazione perché nemmeno una briciola cada a terra, perché nulla si perda del dono consacrato. Siete convinti, giustamente, che sia una colpa lasciarne cadere dei frammenti per trascuratezza. Se per conservare il suo corpo siete tanto cauti – ed è giusto che lo siate –, sappiate che trascurare la parola di Dio non è colpa minore che trascurare il suo corpo”. (In Exod. Hom., hom. XIII, 3, Migne, PG 12, 391).

Papa San Eutichiano (275-283): “Nessuno osi consegnare la comunione ad un laico o ad una donna per portarla ad un infermo.” (P.L. V,coll.163-168)

 


Parole di Gesù alla Beata  Alexandrina Maria Dà Costa

Figlia mia, fà che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia :

Di’ che onorino attraverso l’Eucaristia le mie Sante Piaghe, onorando per prima quella della mia Sacra Spalla, così poco ricordata. Chi al ricordo delle mie Piaghe unirà quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro ci chiederà grazie spirituali o corporali, ha la mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima. Nel momento della loro morte condurrò con me la mia Santissima Madre per difenderli.   (25 febbraio 1949) Parla dell’Eucaristia, che è prova di amore infinito, che è l’alimento delle anime. 


LA MIA PRESENZA REALE NELL’EUCARISTIA VIENE NEGATA DA COLORO CHE NON CREDONO NEL MIRACOLO DELLA TRANSUSTANZIAZIONE (Cfr. Mt 26,26-27; I Cor 11,24) E AI MIEI FIGLI VERRÀ NEGATO DI RICEVERMI.

PER AVER MINIMIZZATO GLI EFFETTI DEL PECCATO SULLA PERSONA, LA MIA CHIESA SOFFRIRÁ FINO ALL’IMPOSSIBILE. LA DIVISIONE SI ACCENTUERÁ. I MODERNISMI, FRUTTO DEL PERMESSO AL PECCATO, INTRONIZZANO IL LIBERTINAGGIO, CHE LUNGI DALL’ESSERE LA MIA VOLONTÁ, PORTERÁ I MIEI FIGLI ALLA PERDIZIONE.   Leggi il Messaggio

Figlia mia, fa che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucarestia.Fa sapere in mio nome che a quanti faranno bene la Santa Comunione, con sincera umiltà, fervore e amore per i primi 6 giovedì consecutivi e passeranno un’ora di adorazione davanti al mio Tabernacolo in intima unione con me, prometto il Cielo.Di’ che onorino attraverso l’Eucarestia le mie Sante Piaghe, onorando per prima quella della mia sacra spalla, così poco ricordata.Chi al ricordo delle mie piaghe unirà quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro ci chiederà grazie spirituali o corporali, ha la mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima.

 

  VITA DELLA BEATA 

ALEXANDRINA MARIA DA COSTA  ( 30 marzo 1904 – 13 ottobre 1955 )

Postulatore della Causa di beatificazione è stato il salesiano Padre Pasquale Liberatore al quale abbiamo rivolte alcune domande

Padre Pasquale, qual è, secondo lei, la caratteristica più propria della spiritualità di Alexandrina?

“Mi piace che mi ponga questa domanda. E’ come voler andare subito al cuore di questa esistenza benedetta: Alexandrina è una “crocifissa”. A 21 anni si è messa a letto e ci è rimasta per 30 anni, ininterrottamente fino alla morte. Dall’ottobre 1938 al marzo 1942, e cioè per tre anni e mezzo visse, anche visibilmente, la Passione di Cristo. Il fenomeno, che si ripeté ogni settimana per 182 volte, durava dal giovedì al venerdì”.

Può descriverlo? 

“Alexandrina entrava in uno stato di estasi e in quella condizione “riviveva” le varie fasi della Passione di Cristo, così come sono raccontate nei Vangeli. Le sue sofferenze fisiche si acuivano già il giorno prima, giovedì, e crescevano durante tutta la notte e il mattino seguente, raggiungendo il loro culmine nelle tre ore del venerdì, dalle 12 alle 15. Esistono diverse testimonianze scritte di persone che hanno assistito a quell’evento. Ci sono anche dei filmati e parecchie fotografie (cfr. fotografie a lato).

A mezzogiorno Alexandrina scendeva dal letto. Non si sa come facesse, perché vi giaceva immobilizzata dal 1925. Ma nel periodo in cui “riviveva” la passione essa si muoveva come se la paralisi non esistesse. Scesa dal letto, si prostrava sul pavimento, con le braccia stese lungo i fianchi e restava a lungo in quella posizione assorta in preghiera, come Gesù nell’orto del Getsemani. L’agonia nell’orto era lunga e penosa. Alexandrina emetteva gemiti profondi e la si sentiva singhiozzare. Seguivano, sempre in forma di “rappresentazione”, come in un film, tutte le altre fasi della “Passione di Gesù”: la cattura da parte dei soldati romani, il processo davanti a Pilato, la flagellazione, la coronazione di spine, il viaggio al Calvario e la crocifissione. Alexandrina soffriva realmente e in modo crudele. I presenti, sacerdoti, laici e anche medici, seguivano preoccupati. Alexandrina, pallida, terrea in volto, sudava e i suoi capelli si impastavano sulla testa. Al termine del fenomeno, il suo corpo era pieno di lividi, ecchimosi, ammaccature. I medici approfittavano per fare degli esperimenti. La pungevano con degli spilli, sotto le unghie, vicino agli occhi, e lei non sentiva niente.

Nella “rappresentazione” del viaggio al Calvario con la croce sulle spalle si verificavano sempre anche le tre cadute indicate dai Vangeli. Alexandrina restava a terra, come schiacciata dal peso della croce. Una volta un medico tentò di risollevarla e si accorse che era pesantissima. Chiese aiuto ai colleghi presenti, ma anche in due, in tre non riuscirono a sollevarla di un millimetro. Alexandrina era come incollata al pavimento. Finita l’estasi, diventava leggera: in quel periodo il peso del suo corpo era di appena 34 chili”. “Il fenomeno del “rivivere” la Passione di Cristo durò fino al 27 marzo 1942. Poi iniziò l’altro grande fenomeno, quello del digiuno totale”. 

Cioè?

“Per 13 anni e sette mesi Alexandrina non assunse nessun tipo di cibo o di bevanda. Si nutriva solo con l’Eucaristia che le veniva portata dal parroco tutte le mattine. Gesù le aveva detto: “Non ti alimenterai mai più sulla terra. Il tuo alimento è la mia carne: il tuo sangue, il mio sangue. Grande è il miracolo della tua vita”. Alexandrina sentiva in modo fortissimo gli stimoli della fame e della sete, ma se prendeva anche solo un goccia d’acqua veniva presa da dolorosi conati di vomito”.

Che cosa dicevano i medici del tempo?

“Il fenomeno incuriosiva tremendamente la scienza medica. Nessun medico credeva che potesse verificarsi un fatto del genere. Poiché i fedeli gridavano al miracolo, i medici, che in quel periodo erano quasi tutti atei dichiarati, volevano dimostrare che era tutto un imbroglio e riuscirono a convincere Alexandrina a sottoporsi a un controllo scientifico in ambiente ospedaliero. Alexandrina accettò ponendo però una condizione: poter ricevere tutte le mattine la Comunione. Nel giugno del 1943, l’ammalata venne condotta all’ospedale di Foce del Douro, vicino ad Oporto, e affidata alle cure del professor Gomes de Araujo, della Reale Accademia di Medicina di Madrid, specialista in malattie nervose e artritiche. Qui vi rimase per 40 giorni, isolata da tutti, sotto stretto controllo di collaboratori del celebre medico, che la sorvegliavano giorno e notte. Dovettero alla fine concludere che si trovavano di fronte a un fatto assolutamente inspiegabile”.

“Alle sofferenze della “passione” e del digiuno, si devono aggiungere le vessazioni diaboliche e le incomprensioni umane. Il demonio la disturbò in tutti i sensi, con tentazioni contro la fede e assalendo il suo corpo, gettandola dal letto e procurandole ferite. Né minore fu la sofferenza derivante dall’incomprensione umana. E non parlo solo di quella, scontata, di chi agiva per pregiudizio, ma anche di quella proveniente dagli uomini di Chiesa che, pur con retta intenzione, accrebbero la sua crocifissione. Insomma, fu una crocefissa per tutto il corso della sua esistenza”.

    

Tutte queste sofferenze avevano certamente uno scopo particolare, una missione specifica. La missione di Alexandrina è stata quella di scuotere il mondo sugli effetti del peccato, invitare alla conversione, offrire una testimonianza di vivissima partecipazione alla Passione di Cristo e quindi di contributo alla redenzione dell’umanità. “Voleva chiudere l’inferno” è il titolo di un libro di Don Pasquale Umberto, suo direttore spirituale. Quel titolo riassume la missione di Alexandrina. Durante un’estasi fu sentita dire: “O Gesù, chiudete le porte dell’inferno! Collocatemi come sbarra su quelle soglie affinché più nessuno si perda! Lasciatemi colà sino alla fine del mondo, fino a che vi sono peccatori da salvare”.

“Sulla sua tomba, Alexandrina ha voluto che fosse scritto: “Peccatori, se le ceneri del mio corpo possono essere utili per salvarvi, avvicinatevi, passatevi sopra, calpestatele fino a che spariscano. Ma non peccate più; non offendete più il nostro Gesù! Peccatori, vorrei dirvi tante cose! Per scriverle tutte non basterebbe questo grande cimitero. Convertitevi. Non offendete Gesù! Non vogliate perderlo per tutta l’eternità! Egli è tanto buono. Basta col peccato. Amate Gesù; amatelo!”. Una missione dunque da grande mediatrice: caricarsi dei peccati dell’umanità ed espiarli ai fini della salvezza”.

Pensa che una simile missione sia valida anche nel nostro tempo?Quale interesse può suscitare nell’uomo di oggi?

“Quando la santità è autentica il messaggio che ne promana va oltre il tempo, è sempre attuale. Alexandrina scuote l’uomo di oggi per la sua carica profetica. Si impone l’analogia con Padre Pio, espressione viva anch’egli del Crocefisso. La sua recente Canonizzazione ha interessato milioni di persone. Chi direbbe che vite di questo genere (si tratta di due contemporanei) non abbiano presa sull’uomo di oggi? Chi conosce Alexandrina ne rimane affascinato. Ricevo lettere da tutto il mondo con richiesta di immagini e reliquie. Molti scrivono per segnalare grazie ottenute per intercessione di Alexandrina. La sua tomba (che si trova oggi nella Chiesa parrocchiale di Balasar) è meta di continui pellegrinaggi. Un flusso di circa 30 mila persone ogni mese”.

 Renzo Allegri

Questo articolo è tratto dà Siti internet  :  www.telemaria.it  www.lavocecattolica.itwww.operadellavita.it           

Ci sono Santi la cui esistenza terrena si svolge nella normalità più assoluta. Altri invece ricevono doni speciali, come visioni celesti, estasi, facoltà introspettive, intuizioni profetiche, doni di guarigione. E ce ne sono alcuni chiamati a una intensa imitazione di Gesù e ricevono il dono di assomigliargli anche nelle sofferenze fisiche. Allora sul loro corpo appaiono le stigmate, e con una certa frequenza, in particolari circostanze, come il Venerdì, la Quaresima, la Settimana Santa. Queste persone rivivono in forma mistica, ma con effetti fisici reali, le varie fasi della passione di Cristo, cioè la flagellazione, l’incoronazione di spine, la crocifissione. Si tratta di una fenomenologia che ha sempre suscitato perplessità. Però la canonizzazione di Padre Pio che, con le stigmate e altri carismi, è stato un esempio eclatante di questa fenomenologia, ha portato un nuovo modo di giudicarla e di valutare le persone in cui si manifesta.

Tra queste persone c’è una donna portoghese, morta nel 1955, quando aveva 51 anni, che gode fama di grande santità. Il suo nome è Alexandrina Maria da Costa e visse a Balasar, piccolo centro non molto lontano da Fatima. Da un punto di vista carismatico, la sua esistenza terrena ha molte assomiglianze con quella di Padre Pio. Alexandrina non aveva le stigmate visibili, ma per trent’anni rimase immobilizzata a letto, e quel letto fu per lei una autentica croce. Spesso riviveva la passione di Cristo, in una forma così impressionante da spaventare tremendamente chi vi assisteva. Aveva colloqui quotidiani con Gesù, con la Madonna e anche lei, come Padre Pio, veniva picchiata a sangue da Satana e dagli spiriti del Male. 

Nata a Balasar il 30 marzo 1904, era figlia di una ragazza madre. Crebbe in grandi difficoltà economiche e, data la situazione, anche psicologiche. Ma aveva un carattere aperto, vivace, ottimista. Ebbe dalla madre una educazione religiosa seria e profonda. Frequentò la scuola solo per un anno e mezzo, senza dare alcun esame. A otto anni cominciò a lavorare sotto padrone. A 12 anni fu colpita da una gravissima malattia e rischiò di morire. A 14 era già una signorina, e la sua persona, fine e delicata, emanava un forte fascino. Si invaghì di lei un giovanotto che, insieme ad altri due amici, entrò con la forza nella sua casa per violentarla. Ma la ragazza, per salvare la propria purezza, si gettò dalla finestra, riportando gravi conseguenze alla colonna vertebrale. Per sette anni fu curata inutilmente e poi finì a letto, paralizzata. 

All’inizio fece di tutto per guarire. Pregava chiedendo a Dio la grazia della salute, ma quando si rese conto che quella era la sua missione, cioè la sofferenza, accettò volentieri il calvario e lo visse con il sorriso sulle labbra fino alla morte.

Tratto dl sito : http://www.lavocecattolica.it/alexandrina.htm

 La causa di beatificazione di Alexandrina, iniziata nel 1967, si è conclusa il 25 aprile 2004, con la proclamazione a “Beata” da parte del Papa Giovanni Paolo II.

 

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